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Isola Comacina

Antiche le origini dell'unica isola del Lario. Da taluni storici venne ritenuto che in lontanissimi tempi, quando i laghi lombardi, forse, ancora erano bracci dell'Adriatico, e il mare che ricopriva la pianura padana s'addentrava nelle nostre terre, come in tanti fiordi, su essa fioriva una città: Comacchia.
Nei secoli di intensa storia è da ricordare: l'importanza che ebbe nella guerra dei dieci anni, alleata con Milano contro Como e il finale intervento di Federico Barbarossa che determinò l'inizio del declino. Espugnata dai Comaschi nel 1169, ebbe smantellate le sue fortezze, distrutto il suo castello, demolite le sue chiese, messi in fuga gli abitanti scampati all'eccidio.
Da allora, sulle rovine, crebbe l'erba e i secoli corsero. L'isola passò poi a diversi proprietari. Nel 1196 risulta appartenere al Vescovo di Como. Il Cardinale Durini pare volesse riscattarla dell'abbandono per farne un eden, senza, però, esservi riuscito.
Riuscì, invece ad acquistarla interamente, concludendo l'atto di compera dell'ultimo lotto di terra, nel 1911, il Cav. Augusto Caprani di Sala Comacina. Lo stesso la legò per testamento alla Maestà di re Alberto del Belgio negli anni fatidici della prima guerra mondiale, quando tutta l'Italia era commossa per il sacrificio del piccolo stato. Ma l'augusto erede, con un altro atto di donazione, legò l'isola all’Italia.
Con decreto reale del 1927 venne eretta in Ente Morale, passò sotto il patronato della principessa Maria José, governata da due Commissioni, una deliberativa, a Roma, col ministro della P.I. e l'ambasciatore del Belgio, l'altra esecutiva, a Milano, col Presidente dell'Accademia delle Belle Arti e Console Belga.

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